Un caso di ricorso all’ABF (Arbitro bancario finanziario) e all’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)
La signora Tizia sottoscrive l’offerta di un’importante compagnia telefonica (non diciamo quale). L’offerta, della durata vincolata di 30 mesi, riguarda una tariffa molto vantaggiosa per la telefonia mobile per partite iva e danno pure un tablet di gran marca.
La nostra signora, passati i 30 mesi, chiude il rapporto con questa compagnia telefonica e restituisce il tablet. E pensa che sia finita lì.
Dopo oltre un anno, soffermandosi a leggere l’estratto conto della sua carta di credito, si accorge che da un po’ di tempo le vengono addebitate mensilmente 19 euro per un servizio di cui non si comprende né in cosa consista, né da chi venga fornito.
Tizia si reca dalla sua banca per chiedere di fermare questo addebito, ma le rispondono che non possono perché la carta di credito che le hanno fornito viene gestita da un’altra società.
Facendo ricerche su internet si scopre che il fantomatico servizio è erogato dalla sua vecchia compagnia telefonica e serve alla gestione della domiciliazione del canone mensile. Sì, proprio così, la compagnia si prendeva 19 euro al mese solo per domiciliare il pagamento su carta di credito. E il bello è che questo servizio non aveva la stessa durata dell’offerta telefonica, ma andava avanti all’infinito, anche se non c’era più alcun pagamento da effettuare.
Chiama la compagnia e le rispondono che se lei non fornisce il suo vecchio numero di telefono (che nel frattempo ha perso) non le possono dare alcuna informazione. Circolo vizioso perfetto.
Tizia deve correre dietro alla sua attività, in cui lavora fino a tarda notte, e questa piccola emorragia di 19 euro al mese non è una priorità.
Però il tempo passa e, dopo altri due anni, si accorge che questa tosatura mensile è arrivata ad oltre 750 euro. E finalmente viene da me.
Parte subito la diffida alla compagnia telefonica per chiedere la disattivazione del servizio e la restituzione delle somme pagate. Parte anche la diffida alla Banca per chiedere di non effettuare più il prelievo mensile e per chiedere di esibire l’autorizzazione all’addebito sul conto corrente.
Nessuna risposta.
A questo punto faccio ricorso all’Autorità Garante delle Telecomunicazioni (AGCOM) contro la compagnia telefonica e faccio ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF) contro la banca.
La procedura di conciliazione dell’AGCOM si svolge in conferenza telefonica, senza spese di accesso, è gestita dal Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) che ha sede nel Palazzo della Regione a L’Aquila. In 4 mesi e tre incontri telefonici si chiude la faccenda con l’eliminazione dell’addebito mensile ed il rimborso di Euro 300,00 con tante scuse alla signora Tizia.
L’Arbitro Bancario e Finanziario competente per l’Abruzzo ha sede a Roma, ma la procedura è tutta documentale (in sostanza un botta e risposta per iscritto tra le parti), e costa solo 20 euro. La decisione ci mette un po’ di tempo (un anno), ma alla fine arriva ed accoglie le richieste di Tizia e bacchetta severamente la banca. La banca restituisce a Tizia tutte le somme che le erano state addebitate. Ed anche qui tante scuse alla signora Tizia.
In conclusione: le Authority funzionano, gli avvocati servono, diffidate delle offerte strepitose.