Il 2 ottobre del 2018 il sig. Tizio (è un nome di fantasia, c’è bisogno di dirlo? Tizio compare in tutti i casi legali dai tempi degli antichi Romani!) era alla guida della sua macchina alle prime luci dell’alba, appena uscito da un turno di lavoro in fabbrica.

Un cinghiale sbuca all’improvviso dalla macchia e gli taglia la strada. Incidente. L’animale che muore sul ciglio della strada, verbale dei carabinieri, sopralluogo del veterinario Asl, frontale della macchina distrutto. Una giornata cominciata male per il nostro Tizio. Peggio per il cinghiale.

Niente di nuovo, di incidenti così ne abbiamo sentiti a decine. Avvengono quotidianamente da qualche anno a questa parte.

Il sig. Tizio, dopo aver speso 3.000,00 euro dal carrozziere, viene da me perché vuole essere risarcito. Invio una richiesta scritta alla Regione (non diciamo quale per ragioni di privacy), invitandola ad una negoziazione (un tentativo di componimento bonario della lite per evitare il processo). La Regione nemmeno mi risponde.

E allora via con la causa davanti al Giudice di Pace. La Regione fa una serie di eccezioni, non sto qui ad annoiarvi con aspetti tecnici, insomma dice che la responsabilità non è sua e che il conducente non è stato abbastanza prudente. Ma il nostro Tizio è fortunato, perché non era solo: c’erano dei colleghi in auto con lui ed altri automobilisti lo seguivano. Così può chiamarli a testimoniare e loro confermano che in effetti lui andava piano, è stato l’animale ad attraversare all’improvviso e non è stato possibile evitare l’impatto.

Il Giudice di Pace, un anno dopo, dà ragione a Tizio e condanna la Regione a pagare i danni e le spese processuali. La Regione, al posto di pagare i 3.000,00 euro richiesti all’inizio ne paga 4.700,00. Ma non basta. La Regione fa appello. E via si ricomincia: la Regione non c’entra nulla! Il Giudice di Pace ha sbagliato!, Ma no, che dite, il Giudice di Pace ha giudicato bene! La Regione deve pagare!

Passano altri quattro anni e il Tribunale (che è giudice di appello per le sentenze del Giudice di Pace) rigetta l’appello. Stabilisce che la fauna selvatica è proprietà dello Stato e la sua cura è affidata alla Regione – che quindi è responsabile per gli incidenti provocati dagli animali selvatici – e che il signor Tizio ha dimostrato di aver guidato con la dovuta prudenza. Così la Regione viene condannata a pagare anche le spese del secondo grado di giudizio. Altri 1.800,00 euro. E pure il raddoppio del contributo unificato (la tassa che si paga quando si iscrive una causa a ruolo), altri 98,00 euro. Dovremmo anche aggiungere le spese per gli avvocati della Regione (due) che hanno seguito la causa, ma questa si avvale di un ufficio interno (l’Avvocatura regionale).

In conclusione, per non pagare 3.000,00 euro la Regione paga alla fine circa 6.600,00 euro.

C’è però una nota positiva: nel 2019 la Regione in questione sottoscrive una polizza assicurativa per il risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica. Quindi ora basta fornire la documentazione dell’incidente e la compagnia assicuratrice fa una proposta di liquidazione del danno. Insomma il nostro Tizio, se avesse subìto l’incidente un anno dopo, molto probabilmente avrebbe avuto qualcosa di meno dei 3.000,00 euro spesi dal carrozziere, ma li avrebbe avuti subito. La Regione avrebbe sicuramente risparmiato le spese legali e non avrebbe impegnato due avvocati del suo staff in queste due cause. E ci sarebbe stata una causa di meno per un Giudice di Pace ed una in meno per un giudice di Tribunale.

Se ho qualcosa per cui lamentarmi? No, anzi, in questa storia l’unico a guadagnarci sono stato io, quindi non ho nulla di cui lamentarmi. Però quando il compenso che percepisco viene da denaro pubblico (che è anche mio), il sapore della vittoria acquisisce uno sgradevole retrogusto amaro.

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